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Data di oggi: venerdì 24 luglio 2026

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Edilizia 2026: la carenza di manodopera frena i cantieri italiani

Dai carpentieri ai posatori specializzati: mancano fino a 300.000 addetti e i tempi di cantiere si allungano. Cause, dati e strategie concrete per le imprese

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Redattrice Mercato & Imprese

12 min

Operai edili al lavoro su un cantiere italiano con ponteggio e gru a torre
Cantieri a organico ridotto: nel 2026 trovare squadre complete è la sfida numero uno delle imprese edili. Grafica: Corriere Edile

In sintesi

  • Mancano tra 250.000 e 300.000 addetti: quasi un'assunzione programmata su due nelle costruzioni è di difficile reperimento, secondo le stime ANCE e CRESME per il 2026.
  • Le figure più critiche: carpentieri e ferraioli (circa il 60% di difficoltà di reperimento), gruisti, termoidraulici e posatori di serramenti e cappotti.
  • Effetti sui cantieri: tempi di consegna allungati del 10-15%, retribuzioni in crescita del 4-6% annuo e costo del lavoro su del 18-25% in tre anni.
  • Le cause: invecchiamento della forza lavoro (età media oltre 45 anni), scarsa attrattività per i giovani e lentezza dei decreti flussi.
  • Le soluzioni: apprendistato edile, academy interne, prefabbricazione, tutoraggio degli over 50 e cronoprogrammi realistici.

Nel 2026 il settore delle costruzioni italiano vive un paradosso: la domanda di lavori tiene, spinta da riqualificazione energetica, infrastrutture e completamento del PNRR, ma i cantieri faticano a trovare le persone. Secondo le stime di ANCE, all'industria mancano tra i 250.000 e i 300.000 addetti, e le rilevazioni congiunturali di CRESME segnalano che oltre un'impresa su due indica la difficoltà di reperimento della manodopera come primo ostacolo alla crescita. Il nodo non è più congiunturale: è diventato strutturale e sta ridisegnando organizzazione del cantiere, costi e tempi di consegna.

Quanti lavoratori mancano nei cantieri italiani?

Le rilevazioni del sistema Excelsior indicano per il 2026 un fabbisogno di circa 300.000 ingressi nelle costruzioni tra sostituzioni e nuove posizioni, con una quota di difficile reperimento che sfiora il 50%: un'assunzione programmata su due non trova candidati adeguati. Le figure più critiche sono quelle operative tradizionali — carpentieri, ferraioli, muratori, lattonieri — ma anche i profili cresciuti con la riqualificazione energetica: posatori di serramenti e cappotti, termoidraulici, elettricisti specializzati in fotovoltaico e pompe di calore. A questi si aggiungono gruisti e conduttori di macchine movimento terra, per i quali servono abilitazioni specifiche e percorsi formativi lunghi.

Le figure più richieste nelle costruzioni: difficoltà di reperimento e retribuzioni 2026 (stime di settore)
FiguraDifficoltà di reperimentoRetribuzione lorda mensile indicativaTrend 2026
Carpentiere / ferraioloCirca il 60% delle ricerche1.900 - 2.400 €In crescita
Muratore specializzatoCirca il 55%1.700 - 2.200 €Stabile-alta
Gruista e conduttore mezziCirca il 50%2.000 - 2.600 €In crescita
Termoidraulico qualificatoCirca il 48%1.900 - 2.500 €In forte crescita
Posatore serramenti / cappottiCirca il 45%1.800 - 2.300 €In forte crescita
Elettricista FERCirca il 45%2.000 - 2.600 €In forte crescita

Perché mancano gli operai: le cause del fenomeno

Le radici sono note ma si sono accumulate. La forza lavoro edile invecchia: l'età media degli operai italiani supera i 45 anni e nei prossimi cinque anni usciranno dal mercato più lavoratori di quanti ne entreranno. I giovani percepiscono il cantiere come faticoso, rischioso e poco attrattivo rispetto a logistica e servizi; gli istituti tecnici per geometri formano circa 20.000 diplomati l'anno, ma solo una parte entra stabilmente nel settore. Si aggiunge la strozzatura dei canali di ingresso regolare dall'estero: i lavoratori extracomunitari rappresentano già circa un quarto degli addetti, ma i tempi dei decreti flussi e le difficoltà di riconoscimento delle qualifiche rallentano le assunzioni, come segnalato anche nelle audizioni al Ministero del Lavoro.

La carenza di manodopera non è più un problema di numeri ma di competenze: il cantiere del 2026 chiede operai che leggano un modello BIM, posino a regola d'arte nodi complessi e rispettino protocolli di sicurezza stringenti. Chi non investe in formazione oggi non aprirà cantieri domani.

dott. Enrico Pogliani, esperto di mercato del lavoro nelle costruzioni e consulente di associazioni di categoria

Qual è l'impatto su costi, tempi e sicurezza

Gli effetti si misurano in cantiere. I tempi di consegna delle opere residenziali si sono allungati in media del 10-15% rispetto al 2022, le retribuzioni contrattuali ed effettive crescono del 4-6% annuo e la competizione tra imprese per accaparrarsi le squadre migliori spinge i prezzi dei subappalti. Le stime di settore indicano un incremento del costo della manodopera del 18-25% in tre anni, superiore all'andamento dei materiali, che nel 2026 sono sostanzialmente stabili. C'è poi il capitolo sicurezza: cantieri a organico ridotto e ricorso a personale poco formato aumentano il rischio infortuni, su cui l'INAIL mantiene alta l'attenzione con campagne di vigilanza mirate proprio al comparto costruzioni.

Cosa possono fare le imprese: le soluzioni concrete

Le imprese che reagiscono meglio hanno capito che il personale va costruito e trattenuto, non solo cercato sul mercato. Le strategie efficaci osservate nel 2026 seguono direzioni complementari e richiedono costanza più che investimenti straordinari.

  • Attivare rapporti stabili con istituti tecnici e centri di formazione professionale per percorsi in alternanza e apprendistato edile, che consente sgravi e crescita graduale.
  • Investire su academy interne: formazione su posa qualificata, lettura dei modelli BIM e sicurezza trasforma manovali in specialisti più produttivi e fidelizzati.
  • Usare i canali dei decreti flussi con anticipo, lavorando sulle quote annuali e sulle procedure semplificate per i lavoratori formati all'estero dai programmi approvati.
  • Ridurre il fabbisogno di ore in cantiere con prefabbricazione, lavorazioni a secco e industrializzazione delle fasi ripetitive.
  • Trattenere gli over 50 con mansioni di coordinamento e tutoraggio: il passaggio di conoscenze ai giovani è oggi un asset competitivo.
  • Pianificare i cantieri con orizzonti più lunghi e cronoprogrammi realistici, comunicando al cliente i tempi veri invece di inseguire consegne impossibili.

Conclusioni: la manodopera è la nuova materia prima

Nel 2026 la scarsità di lavoratori è entrata nei preventivi come una voce di costo strutturale: chi gareggia senza tenerne conto rischia di perdere commesse o margini. Le prospettive non migliorano da sole: con il completamento del PNRR e l'avvio della traiettoria Case Green, la domanda di lavori qualificati resterà alta almeno fino al 2030. La risposta del settore passa da formazione, innovazione di processo e un'immagine del cantiere finalmente attrattiva per le nuove generazioni. Per l'impresa, la manodopera è diventata la materia prima più rara: va coltivata con la stessa cura delle commesse.

Fonti e aziende citate

Riferimenti ufficiali citati in questo articolo (link esterni):

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