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Data di oggi: venerdì 24 luglio 2026

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Le migliori imprese di costruzioni in Italia nel 2026: classifica e analisi del settore

Webuild conferma la leadership spinta dalle grandi opere, ma il tessuto di cooperative e imprese general contractor regge il mercato: fatturati, backlog e strategie dei principali gruppi italiani.

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Redattrice Mercato & Imprese

12 min

Gru a torre sullo skyline di un grande cantiere infrastrutturale italiano gestito dalle principali imprese di costruzioni
Le grandi opere e la transizione energetica alimentano il portafoglio ordini dei principali gruppi costruttori italiani. Grafica: Corriere Edile

In sintesi

  • Webuild si conferma il primo gruppo italiano con un fatturato 2025 attorno agli 11-12 miliardi di euro e un backlog record trainato da ferrovie e idroelettrico.
  • Il top 10 dei costruttori italiani muove complessivamente oltre 25 miliardi di euro, con margini in miglioramento grazie alla disciplina selettiva sulle commesse.
  • Pizzarotti, Itinera, CMB e ICMQ presidiano rispettivamente grandi opere, infrastrutture, edilizia residenziale cooperativa e opere speciali.
  • Il 2026 si annuncia come l'anno di picco degli investimenti PNRR in infrastrutture, con oltre 60 miliardi ancora da rendicontare entro giugno.
  • Internazionalizzazione e transizione energetica sono i due assi strategici comuni: il 40% del backlog dei maggiori gruppi è ormai all'estero.

Come è costruita la classifica dei costruttori 2026

La nostra analisi incrocia i dati dell'Osservatorio ANCE sui bilanci, le rilevazioni CRESME sui volumi produttivi e i comunicati ufficiali dei gruppi. I criteri di valutazione sono quattro: fatturato consolidato dell'ultimo esercizio disponibile, portafoglio ordini (backlog), solidità patrimoniale e capacità di presidio dei mercati esteri. Non è solo una gara di dimensioni: la redditività e la qualità del portafoglio pesano quanto il volume, perché il settore ha imparato — sulla pelle di fallimenti storici come Condotte e Astaldi — che le commesse in perdita distruggono valore anche a fatturati miliardari.

La top ten dei gruppi italiani nel 2026

I principali gruppi di costruzioni italiani (fonte: elaborazione Corriere Edile su bilanci 2025 e comunicati societari; valori indicativi)
Pos.GruppoFatturato indicativoSpecializzazione
1Webuild11-12 mld €Grandi opere, ferrovie, idroelettrico
2Impresa Pizzarotti & C.2,8-3,2 mld €Infrastrutture, ospedali, PPP
3Itinera (Gruppo ASTM)2,2-2,6 mld €Strade, autostrade, opere EPC estere
4CMB di Carpi1,4-1,7 mld €Edilizia residenziale e terziaria, cooperativa
5ICMQ1,2-1,5 mld €Opere speciali, fondazioni, ripresa estero
6Rizzani de Eccher1,0-1,3 mld €Fondazioni speciali, opere marittime
7Salcef Group1,0-1,2 mld €Infrastrutture ferroviarie, elettrificazione
8Trevi Group0,7-0,9 mld €Ingegneria del sottosuolo, fondazioni
9Rosso Costruzioni / altri general contractor0,5-0,8 mld €Residenziale e commerciale chiavi in mano
10Grandi imprese cooperative (CMC Ravenna e consorzi)0,4-0,7 mld €Opere pubbliche in consorzio

La lettura della classifica conferma la polarizzazione del settore: da un lato Webuild, che da sola pesa quanto le successive cinque imprese messe insieme e opera ormai come player globale con commesse in Australia, Arabia Saudita e Stati Uniti; dall'altro un tessuto di imprese tra i 500 milioni e i 3 miliardi che presidiano il mercato domestico e le nicchie specialistiche. Tra queste, il modello cooperativo di CMB merita una nota: la cooperativa carpigiana ha chiuso il 2025 con un fatturato in crescita a doppia cifra, sostenuto dall'edilizia residenziale di qualità e dalla riqualificazione urbana, dimostrando che la scala media può restare competitiva con disciplina finanziaria e presidio territoriale.

Quanto vale il settore delle costruzioni nel 2026?

Secondo le previsioni CRESME presentate al convegno di primavera, gli investimenti in costruzioni in Italia nel 2026 si attestano tra 230 e 240 miliardi di euro, con una flessione fisiologica del 2-4% rispetto al picco del 2024 dovuta alla fine degli incentivi straordinari sul residenziale. La composizione cambia però radicalmente: cala il residenziale privato incentivato, crescono le opere pubbliche (+8-10% annuo grazie al PNRR e al Fondo Complementare), le infrastrutture ferroviarie e gli interventi legati alla transizione energetica. ANCE stima che nel 2026 i cantieri di opere pubbliche attivi superino per la prima volta il valore di quelli privati, ribaltando la gerarchia storica del mercato.

Il mercato italiano delle costruzioni è tornato a essere un mercato di commessa e non di incentivo. Chi ha investito in organizzazione, ingegneria e capacità finanziaria oggi raccoglie; chi viveva di bonus sta cercando di reinventarsi, non sempre con successo.

dott. Emanuele Ricci, analista di un primario istituto di ricerca sulle costruzioni

Cosa dicono i bilanci: margini, commesse e patrimonio

L'analisi dei margini racconta un settore risanato: l'EBITDA margin medio dei primi dieci gruppi è tornato nell'area del 7-9%, contro il 4-5% del decennio scorso. Tre fattori spiegano il miglioramento: la selezione delle commesse (si rinuncia a gare al ribasso), la revisione dei prezzi negli appalti pubblici introdotta dal Codice dei contratti, e il peso crescente di contratti EPC e project financing dove l'impresa controlla progettazione e rischi. Sul fronte patrimoniale resta però la fragilità delle imprese medio-piccole, che rappresentano il 95% del tessuto produttivo: per loro il 2026 porta il caro-crediti verso le stazioni appaltanti e la stretta sulle fideiussioni, tema su cui ANCE ha chiesto al Governo interventi urgenti.

Internazionalizzazione e grandi opere: dove guardano i gruppi

  • Medio Oriente: Arabia Saudita ed Emirati assorbono commesse miliardarie in ferrovie, stadi e opere idrauliche (Webuild, ICMQ, Pizzarotti presenti)
  • Australia e Nord America: il ponte sullo Stretto ha rilanciato l'immagine dell'ingegneria italiana, con ricadute sui bandi internazionali
  • Ferroviario ad alta velocità: Salcef e RFI aprono cantieri su Palermo-Catania, Salerno-Reggio Calabria e linee transalpine
  • Transizione energetica: opere idroelettriche, bacini di pompaggio e connessioni per le rinnovabili sono la nuova frontiera del backlog
  • Rigenerazione urbana: Milano, Bologna, Roma e Napoli concentrano i maggiori programmi di riqualificazione gestiti da general contractor

Conclusioni: un settore più solido ma più selettivo

La classifica 2026 fotografa un settore uscito dal decennio delle crisi con meno attori ma più solidi. La leadership di Webuild non è in discussione, ma la vera partita si gioca nella fascia dei 500 milioni-3 miliardi, dove la capacità di integrare progettazione, finanza e industrializzazione delle costruzioni farà la differenza. Per le imprese medio-piccole il messaggio è chiaro: la specializzazione — restauri, strutture sanitarie, efficientamento — vale più della rincorsa al volume. Il mercato c'è: con oltre 200 miliardi di investimenti pubblici programmati al 2032, chi è organizzato troverà lavoro per un decennio.

Fonti e aziende citate

Riferimenti ufficiali citati in questo articolo (link esterni):

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